Genitorialità

Genitorialità

Lavorare sulla genitorialità significa riuscire a far riemergere dai detriti lasciati da traumi non elaborati e da storie di attaccamento insicuro, quelle competenze di accudimento innate nel nostro cervello, perché selezionate dall’evoluzione per la sopravvivenza della specie.

L’intervento previsto con i genitori ha due fuochi:

1) L’elaborazione di quei traumi e di quelle interazioni disfunzionali precoci con le figure primarie di attaccamento che possono interferire negativamente sia nella relazione con il proprio figlio (e nella difficoltà nel riconoscere e soddisfare i suoi bisogni), sia nel sentirsi competente come genitore, sia nel trovare l’accordo col partner sullo stile educativo;

2) Lo svelamento e la presa di coscienza di quelle risorse di cui il genitore giá dispone, utilizzando delle sedute interattive genitore-bambino, seguite dal potenziamento di quelle stesse risorse con l’EMDR. Questo rinsalda il legame di attaccamento tra i genitori e il bambino, consentendo loro di sperimentare la sicurezza e la fiducia.

Per comprendere quali possano essere gli ostacoli della genitorialità é necessario esplorare con il genitore il tema della vicinanza protettiva e dell’accudimento nella sua storia personale.

Un genitore con stile di attaccamento evitante rifiuta il figlio o lo invita a tenersi a distanza ogni qualvolta egli esprima il bisogno di vicinanza e conforto, poiché avrà visto, nell’infanzia, quei suoi stessi bisogni svalutati dai propri genitori e non avrá imparato a provare compassione né per se stesso né per gli altri, né disporrá di un modello appreso per gestire le emozioni spiacevoli, che potranno essere soltanto negate, minimizzate, messe da parte.

Un genitore con stile di attaccamento ambivalente puó accogliere il figlio nel momento in cui esprime il bisogno di protezione, raggiungendo anche il contatto fisico, per poi diventare imprevedibilmente non disponibile oppure per poi ostacolare i suoi comportamenti esplorativi di allontanamento, fornendo una vicinanza protettiva prolungata, nel momento in cui il bambino non ne ha più bisogno. Questo genitore non avrá ancora risolto le dinamiche conflittuali con le proprie figure di attaccamento e non riuscirá a percepire il figlio come entità autonoma e separata da sé. Avrà avuto, a sua volta, una figura di attaccamento imprevedibile, cioè a volte responsiva, a volte non responsiva, di fronte ai suoi bisogni di conforto, ma anche una figura intrusiva, cioè limitante rispetto ai suoi bisogni di esplorazione, e non avrá appreso alcuna strategia per calmare definitivamente il disagio.

Un genitore con lutti o traumi non risolti, nel momento in cui viene sollecitato nell’accudimento dal figlio bisognoso, si collega con i suoi ricordi traumatici o con i frammenti di quelle memorie, restandone assorbito ed estraniandosi rispetto all’interazione presente col figlio.

Per questo genitore, il disagio del figlio diventerà il proprio disagio, di fronte al quale si disorienterà, sperimentando sentimenti di impotenza, poiché non avrà appreso strumenti idonei dai propri genitori. Questo avviene di solito in tre tipi di situazioni:

1) Quel genitore proviene da un contesto di attaccamento insicuro, in cui i comportamenti di accudimento erano scarsi (attaccamento evitante) o intermittenti (attaccamento ambivalente), per cui non é stato supportato nell’elaborazione di eventi traumatici, qualora siano accorsi nell’infanzia o nell’adolescenza, né possiede strategie efficaci per affrontarli, qualora si verifichino in età adulta;

2) Gli eventi traumatici che quel genitore ha subito risalgono all’infanzia o all’adolescenza ed erano di tale portata e intensità, da impattare gravemente anche sulle sue figure di attaccamento, che non potevano più essere di supporto (si pensi, come esempio, a situazioni in cui uno dei due genitori muore o si ammala gravemente);

3) Le stesse figure di attaccamento erano la fonte di maltrattamento e abusi nell’infanzia e nell’adolescenza.

Un genitore con stile di attaccamento sicuro, invece, risponde con prontezza quando il figlio esprime un disagio e riesce a calmarlo, poiché avrà visto, nell’infanzia, sia il proprio bisogno di conforto, sia il proprio bisogno di esplorazione corrisposti dai propri genitori e avrá imparato a riconoscerli e a soddisfarli da adulto, divenendo capace di empatizzare anche con gli stessi bisogni del figlio. Disporrá, inoltre, di un modello appreso efficace per la gestione delle emozioni spiacevoli e per il superamento di eventi traumatici, arricchito dalla capacità di riflettere su di sé e i suoi stati mentali, sulle proprie esperienze e sulla propria storia di attaccamento in maniera coerente e costruttiva.

Aggiorna le preferenze sui cookie